Il tasso di disoccupazione generale, secondo l’ISTAT, si attesta al 20,4%; l’incidenza di NEET tra i 15 e 34 anni è pari a 38,9 punti: considerati questi dati, appare necessario un piano straordinario per il lavoro e lo sviluppo locale, a partire dal connubio tra lavoro e ambiente.

Sviluppo delle competenze green

Secondo il rapporto GreenItaly 2019, la Campania si colloca al sesto posto per attivazione di Green Jobs e al quinto posto per numero di imprese che hanno effettuato eco-investimenti negli ultimi tre anni.

Questi dati sono significativi e segnalano una straordinaria risorsa – ambientale, economica e sociale – per lo sviluppo della Regione. È fondamentale una proposta di legge per moltiplicare l’attivazione di Green Jobs, accompagnare e realizzare processi di riconversione industriale, far emergere sempre di più in maniera trasversale le competenze verdi attraverso la formazione professionale, organizzare meccanismi attraverso i quali sostenere le amministrazioni comunali nello sviluppo di lavori verdi. In sintesi, si ritiene indispensabile:

  • raddoppiare il numero di contratti verdi (oggi 29.467 unità);
  • triplicare il numero di partecipanti a corsi ambientali (oggi 71);
  • sostenere le 26.176 imprese che hanno effettuato eco-investimenti;
  • attivare nuovi corsi di formazione professionali legati alle competenze green;
  • creare una rete di scuole per far crescere le competenze professionali green

Autoimprenditorialità e start up per nuova e buona occupazione

È necessario elaborare un piano straordinario per l’occupazione, in particolare quella dei giovani: filiere di economia circolare, piano Green Jobs, piano straordinario per il riuso dei beni pubblici non utilizzati (beni demaniali, ferrovie, beni confiscati alla criminalità organizzata). Bisogna creare occasioni di sostegno ed accompagnamento dei giovani che intendano promuovere progetti di innovazione e sviluppo sostenibile. Bisogna, pertanto:

  • favorire lo sviluppo di cooperative e imprese di comunità;
  • digitalizzazione generalizzata a partire dall’agricoltura;
  • Sistema integrato di mobilità pubblica sostenibile e diffusa;
  • Sostegno alla riconversione agricola e alla salvaguardia del patrimonio suolo.

Formazione professionale per orientare i lavori verdi

È doveroso avviare un nuovo sistema di formazione professionale orientato verso i lavori Green. I percorsi di formazione e occupazione, di qualifica e di riqualificazione, devono prevedere specifiche sezioni dedicate alla sostenibilità ambientale. Inoltre, è necessario introdurre nel catalogo della formazione professionale regionale corsi che abbiano come obiettivo principale quello di sviluppare competenze Green. Infine, creare una rete di scuole, tra istituti tecnici e professionali, per lo sviluppo di competenze green.

Riconversione ecologica ed economia circolare

È necessaria una cabina di regia volta ad accompagnare i processi di riconversione industriale delle imprese. In particolari situazioni di crisi, la riconversione può essere guidata direttamente dai lavoratori attraverso i workers buyout.

Applicazione GPP

moltiplicare il numero di acquisti verdi da parte della Regione Campania. Istituire uno sportello regionale di supporto ai Comuni – in particolare i più piccoli – per l’applicazione dei GPP.

Sostenere i Comuni in progetti di riqualificazione e ampliamento del verde urbano

Con piccole opere per la manutenzione del verde urbano è possibile creare diverse occasioni di lavoro. Un catalogo di progetti da finanziare attraverso i fondi europei: dai più piccoli ai più grandi.

L’agricoltura rappresenta una leva di sviluppo fondamentale della nostra Regione, in particolare nell’area salernitana. Qui è necessario un lavoro di sostegno ai piccoli e piccolissimi produttori. Rafforzare il piano regionale per l’agricoltura con l’obiettivo di moltiplicare l’agricoltura biologica. Stimolare progetti di riutilizzo dei terreni confiscati alla criminalità organizzata e dei terreni in disuso (Banca delle terre incolte). Bisogna, in sostanza:

  • riuso terre incolte;
  • agricoltura biologica;
  • digitalizzazione e innovazione nel settore agricolo;
  • miglior utilizzo dei Fondi Europei;
  • diminuzione dell’utilizzo dei prodotti fitosanitari in agricoltura;
  • lotta allo spreco alimentare.

Sono 21.164.771 i turisti accolti in Campania nel 2018 (fonte Regione Campania). Per sostenere questa straordinaria risorsa e valorizzare il patrimonio di bellezze della nostra Regione è necessario un grande sforzo. Un progetto articolato per la valorizzazione del patrimonio artistico, culturale, paesaggistico e naturalistico della Campania. Che prevede:

  • sostegno a percorsi di turismo responsabile e sociale;
  • sviluppo di percorsi di mobilità dolce;
  • creazione di nuovi servizi promossi da cooperative sostenute da giovani;
  • maggiore coordinamento tra i diversi attori istituzionali (e non) che si occupano della gestione del patrimonio;
  • valorizzazione parchi regionali e messa in rete delle aree protette della Regione Campania, favorendo corridoi ecologici e turistici (vie verdi). La Campania è la regione italiana con la più grande superficie di aree protette: 350.204 ha di aree protette, 25,6% del territorio regionale.

    La conversione ecologica di cui abbiamo bisogno passa dalle fonti energetiche rinnovabili e da una nuova gestione condivisa di queste, da una nuova mobilità sostenibile e da un protagonismo delle città. Diventa decisiva la sfida di una nuova economia sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale che passa dalla diffusione di pratiche di economia circolare e dalla nuova vita dei materiali. In questo senso assumono una valenza decisiva i piccoli comuni che necessitano di progetti concreti e coordinati tesi a sviluppare nuove politiche energetiche e per la mobilità sostenibile. In questo senso è necessario:

    • stimolare la nascita delle comunità energetiche;
    • realizzare progetti di riconversione industriale, con particolare attenzione al riuso degli scarti industriali e a nuovo ciclo dei rifiuti che passa dal riutilizzo di alluminio, ferro, rame;
    • dare vita a una vera e propria “cura del ferro” attraverso un ripensamento del trasporto pubblico locale su ferro con l’ottimizzazione delle tratte ferroviarie, recuperare delle tratte inutilizzate o sottoutilizzate, creare reti interconnesse che puntano agli spostamenti su tratte brevi e medie con l’obiettivo di moltiplicare le corse ferroviarie, determinare segmenti riannodati che aumentano il servizio a parità di costo;
    • elettrificare il trasporto pubblico locale, attraverso la diffusione di un servizio capillare e mediante mezzi elettrici e di piccola dimensione al fine di rendere il servizio più elastico. Questo progetto di riconversione dei mezzi di trasporto pubblico di persone si intreccia con le proposte che riguardano la cultura e il turismo, in quanto è necessario progettare interventi mirati nei luoghi d’arte e cultura per agevolare gli spostamenti con mezzi pubblici con un sistema integrato ferro e gomma (autobus piccoli ed elettrici);
    • rimettere al centro le città significa stimolare progetti di rigenerazione urbana e sociale, riqualificazione, ampliamento delle aree verdi, sviluppo di programmi di sostenibilità ambientale. Per questo è urgente riprogrammare le azioni insieme ai Comuni della Campania al fine di progettare la transizione ecologica insieme alle comunità;
    • riconnettere i piccoli comuni per creare progetti di sviluppo sostenibili e politiche energetiche coordinate. È decisivo creare cooperative di comunità per rivitalizzare i servizi già esistenti e darne vita a nuovi, valorizzare e rigenerare i borghi storici, creare una migliore mobilità tra i piccoli centri.

      L’innovazione e la ricerca riguardano in modo trasversale tutti i settori produttivi. In questo senso è necessario creare una rete regionale composta dalle università, dai centri di ricerca pubblici e privati, gli enti di formazione professionale, gli incubatori di impresa. Una mobilitazione straordinaria di competenze capace di stimolare progetti di innovazione in tutti gli ambiti produttivi della nostra regione. Un grande intervento pubblico necessario in quanto nella nostra regione insistono numerose piccole e piccolissime imprese con scarsa capacità di ricerca, sviluppo e innovazione. In questa prospettiva il tema della sostenibilità ambientale è centrale. E da questo deriva la necessità di:

      • sviluppare progetti di ricerca in tutti i settori creando opportunità per 2000 ricercatori;
      • creare una cabina di regia regionale per lo sviluppo di progetti di green economy;
      • promuovere progetti di innovazione civica da parte dei comuni (orti urbani, regolamenti beni comuni, b-corp, gruppi d’acquisto solidale).

        Contrasto alle disuguaglianze economiche e sociali: per fare ciò serve una nuova programmazione dei piani sociali di zona con l’obiettivo di promuovere coesione sociale e territoriale costruendo processi di innovazione sociale. Rafforzando la partecipazione dei cittadini. Aumentando le occasioni di co-progettazione e co-programmazione con gli enti del Terzo settore. Servono nuove competenze nei piani sociali di zona, nuove risorse capaci di programmare i servizi e di introdurre percorsi di welfare di comunità. In questo senso diventano decisivi, ad esempio, percorsi tesi a ridurre lo spreco alimentare e sostenere le famiglie in difficoltà economica. Più precisamente, è necessario:

        • avviare sperimentazioni tese a incrociare l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale attraverso progetti di reinserimento socio-lavorativo di soggetti svantaggiati, mediante la creazione di filiere dell’economia circolare;
        • creare un forum dell’innovazione sociale in collaborazione con il forum dell’economia circolare;
        • realizzare una mappa delle politiche regionali per l’innovazione sociale;
        • favorire ruolo di facilitazione della Regione nei processi di innovazione sociale;
        • riuso sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata per attivare nuovi servizi.

        In Campania, per ogni animale accalappiato e chiuso in un canile, la maggior parte dei Comuni spende da 0,50 centesimi a 2 euro al giorno da destinare ad associazioni o rifugi privati. Inoltre, stipulato l’accordo, non si pratica un controllo né delle strutture né dei loro ospiti. Tale condizione favorisce stati di malnutrizione, aumento dei maltrattamenti e sopravvivenza in luoghi abbandonati e/o sovraffollati.

        Detto in altri termini, nella nostra regione è particolarmente diffuso il business del randagismo, ovverosia un intreccio di sperpero di denaro pubblico, malasanità e criminalità organizzata. Per fare fronte al dilagarsi di questo fenomeno, occorrerebbe:

        • rivalutare il passaggio ad una politica protezionista con un piano di prevenzione e riduzione del randagismo attraverso l’incremento delle sterilizzazioni e della microchippatura; 
        • consentire alle associazioni di monitorare ad avere accesso nelle strutture private convenzionate con i Comuni;
        • realizzare parchi dinamici, alla luce del corretto benessere animale, attrezzate con spazi per i più piccoli ed aree per gli animali d’affezione accalappiati, dove sia previsto un turn-over degli animali detenuti all’interno, attraverso significative azioni che portino all’ adozione responsabile degli animali;
        • garantire il controllo, da parte delle autorità preposte, dei canili privati;  
        • effettuare un censimento cadenzato dei cani presenti appartenenti al Comune;
        • replicare il modello dei volontari e associazioni animaliste, vere sentinelle sul territorio e risorsa preziosa;
        • informare e sensibilizzare, con campagne strategiche, la cittadinanza sulla questione benessere animale attraverso attività nelle scuole ed eventi volti al coinvolgimento attivo degli stessi.